Le mura della città dell’Aquila

Edificata a partire dal XIII secolo e ancora oggi conservata in buona parte, la cinta muraria della città dell’Aquila mantiene pressappoco la forma originale nonostante le numerose modifiche generalmente dovute ai crolli, causati per lo più da alluvioni e terremoti, ma anche da sventramenti di carattere urbanistico e maldestre ricostruzioni. Le mura si estendono per quasi sei chilometri inglobando un’area di 171 ettari destinata, in fase di progettazione, a contenere decine di migliaia di abitanti, obiettivo raggiunto solo nel XIX secolo. Sono tuttora presenti numerose torri e 12 porte, in parte murate.
L’edificazione delle mura viene ordinata dal Re Corrado IV con lo stesso diploma di fondazione ma, sia a causa della distruzione della città ad opera del suo fratellastro Manfredi nel 1259, che per la priorità data all’edificazione di altre strutture, si presume che all’inizio fossero presenti solo fossi e steccati. La prima testimonianza  è presente sulle cronache nel 1268, con Buccio di Ranallo che descrive l’arrivo di Re Carlo alla Porta Bazzano dove erano presenti le guardie, i “portarari”.
Fu il capitano Lucchesino Aleta da Firenze ad iniziare la loro costruzione. I lavori si protrassero fino al 1316 quando il capitano Leone di Cecco da Cascia a cui dedicata una delle porte, “Porta Leoni” e una targa posizionata fino a qualche tempo fa vicino Porta Barete, sprona gli aquilani e terminare l’opera al più presto. Sono dello stesso anno gli Statuti che regolano la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle mura.
Cinque canne di altezza e una di spessore, 86 torri costate più del necessario e diverse porte. Quante erano ?
Cinque le porte pubbliche: P.ta Barete, P.ta Bazzano, P.ta Rivera, P.ta Paganica e la P.ta di Bagno anche detta “porta Fauza” a causa dell’ambiguo comportamento tenuto in varie occasioni dai “portarari” del locale di Bagno.  C’erano poi le porte riservate al traffico dei cittadini del Comitatus ai quali fu concesso tramite vari diplomi, sia da Re Carlo II che da suo figlio Roberto, il libero trasporto delle merci in città. Dal XIV secolo in poi le mura dell’Aquila hanno visto 20 porte.
Delle principali:
Porta Rivera – di riferimento per il Quarto di San Giovanni – era collegata alla Piazza del Mercato tramite la ripida salita che dalla chiesa di San Vito porta a Santa Chiara, a Fontesecca e al Cembalo de’ Colantoni prima di sfociare nella piazza del Mercato.
La porta di Paganica nel Quarto di Santa Maria e Porta di Bagno si trovavano alle estremità del cardo massimo della città mentre la Porta di Barete, porta di riferimento del Quarto di San Pietro e quella di Bazzano, nel Quarto di San Giorgio, erano agli estremi della via più importante della città, il decumano maggiore. Queste ultime due erano porte “doppie”, dotate cioè di una porta e di una antiporta, con corpi di guardia, magazzini e ospedali, rispettivamente Santo Spirito e San Matteo.
Sul cardo minore della città ci sono, tuttora aperte, Porta di Collebrincioni a Nord e Porta Rojana a Sud.
Le porte minori, oltre al traffico commerciale locale, erano utili in caso di assedio per facilitare le sortite e i rientri della fanteria e dei soldati. Oltre a Porta Leone sono apparse in epoche diverse: Porta di Barisciano, Porta Castello, Porta di Paganica (1534-1934), Porta di Collebrincioni (o Branconia), Porta di San Lorenzo ( o di Pizzoli), Porta Romana, Porta di Poggio Santa Maria, Porta di Lucoli, Porta Roiana, Porta Napoli, Porta di Civita di Bagno e Porta Tione (precedentemente chiamata Porta di Picenze).
Tutte le porte sono organizzate per complicare l’accesso al nemico, quelle che non hanno una strada in forte pendenza hanno un ingresso con curve. La sola porta di Poggio Santa Maria è in una posizione bassa e su terreno quasi pianeggiante. Per difenderla meglio, nel 1364 venne costruita una torre appena fuori del pomerio esterno. Le 86 torri erano distanziate in modo che i nemici potessero sempre essere raggiungibili con un tiro di arco o di balestra.
In corrispondenza dei confini dei locali, vennero posizionati i Terminus, pietre che riportavano i nomi dei due locali confinanti ed un segno di separazione tra gli stessi.
La cinta muraria non subì veri assedi fino al 1423, quando ebbe modo di sostenere i ripetuti attacchi dell’esercito di Braccio da Montone per ben 13 mesi. Fu bersaglio anche di bombarde, primitivi cannoni che producevano più frastuono che danni, e di assalti notturni con specialisti chiamati a scalarla in una delle zone più impervie, nei pressi del monastero di Sant’Agnese. Il 2 giugno 1424,  con i vessilli dei quarti , l’esercito aquilano uscì da Porta Bazzano per unirsi all’esercito condotto da Giacomo Caldora impegnato nella pianura tra Sant’Elia, Bagno e Bazzano contro i Bracceschi.
Costruite per resistere alle armi medievali, dopo il perfezionamento dei cannoni le mura non ebbero più un compito difensivo ma solo daziario. Nel 1529 l’esercito spagnolo entrò in città cambiandone per sempre gli equilibri e le relazioni con il suo Comitatus da cui fu divisa tramite l’infeudamento di tutti i castelli, dati in possesso a capitani dell’esercito imperiale. Antinori scriverà che di lì in avanti «col nome d’Aquila non si intenderà che le mura stesse nelle quali è situata e recinta la città».
In quegli anni venne demolito tutto il tratto di mura tra Porta di Barisciano e Porta Paganica. La prima viene sostituita da Porta Castello mentre la seconda venne spostata più ad ovest.
A seguito dei danni provocati dal terremoto del 1703, la Porta di Barete perse la porta interna che non fu ricostruita. Le funzioni furono espletate da quel momento dalla porta esterna, tutt’ora esistente. Murata dagli anni venti dell’800 fu parzialmente interrata dal terrapieno di via Roma. Al suo posto un varco cancellato denominato dapprima Porta Sant’Antonio e poi erroneamente “Porta Romana”.
Destino simile subì la porta di Bazzano in cui sopravvisse la porta interna, risistemata nel 1705. Vi si effigiò la Concezione ed i Santi Protettori nel 1709 da Donato Teodoro di Chieti. Già ad inizio del 900, Luigi Rivera riporta che non restavano che poche tracce di quell’affresco. In ultimo l’effige di San Bernardino, opera del maestro Giancaterino Rainaldi di Pescocostanzo e apposta nel 1709.
Nel 1820 venne aperta Porta San Ferdinando, diventata poi Porta Napoli. Costruita anche con i conci provenienti dalla facciata della  chiesa appena demolita di San Leonardo di Porcinari, sostituì la Porta di Bagno all’estremità sud del cardo principale.
Nel 1878 scompare anche la Porta di Civita di Bagno, la cui ghiera ad arco era ancora ben visibile prima della demolizione. Né è testimone L.Rivera che racconta del suo arco ogivale e dei suoi piedritti interrati. Al suo posto sarà aperta la Porta di Collemaggio con relativa barriera daziaria.
Nel XX secolo le mura perderanno anche la funzione di cinta daziaria e da quel momento la loro presenza sarà considerata un intralcio: negli anni trenta vengono abbattuti larghi segmenti tra la chiesa del Crocifisso e la Porta di Collebrincioni per la costruzione di strade ed ospedale. Abbattute o portate a livello stradale nella zona tra porta Napoli e Porta Tione, spesso sostituite da precompressi in cemento.
Negli anni sessanta l’aggressione delle palazzine costruite a ridosso o al di sopra del pomerio, poi alcuni crolli dovuti a terrapieni realizzati dove non erano mai stati presenti e comunque non attrezzati per piogge abbondanti. Nel 1969 crollò il tratto di mura sotto il campo di calcio dei salesiani e nel 1983 il tratto della Porta di Lucoli.
E’ allo studio del Comune dell’Aquila un piano di recupero e riqualificazione delle mura civiche che, a distanza di 700 anni, abbracciano ancora il centro storico della città.

Sandro Zecca